L'equilibrio economico… la crisi ed…il volontariato
Ed al fine è arrivata!... la crisi…non quella di salute a cui siamo quasi abituati ma qualcosa d’ altro che forse i più giovani non conoscono ma, i più anziani la ricordano purtroppo, bene.
“ Che cos’ è questa crisi” cantava il “ quartetto Cetra” per comprendere occorre partire dal concetto di equilibrio economico.
La sua instabilità determinata da: domanda ed offerta, produzione e consumo, pur tendendo continuamente a pareggiarsi, condiziona la vita economica e conseguentemente gli spostamenti del punto di equilibrio.
Le piccole oscillazioni, rappresentano uno stato di cose perfettamente normale: la vita è sempre movimento.
La variabile della domanda e dell'offerta consegue a cause diverse: le variazioni della domanda possono essere brusche ed improvvise; quelle dell'offerta più lente e subordinate talvolta a circostanze naturali su cui la volontà umana non ha alcun potere.
Mentre il grande sviluppo del commercio internazionale, (globalizzazione) contribuisce in modo da compensare le differenze, livellando i prezzi, attenuando taluni squilibri locali, influendo tuttavia sulle previsioni. Gli squilibri profondi, scomparendo con difficoltà lasciando rovine, definite crisi economiche.
Determinato da cause opposte lo squilibrio può determinarsi per produzione in eccesso, ovvero in difetto rispetto al consumo; originariamente limitato ad alcuni rami di attività, può estendersi per quella intima connessione esistente fra i fenomeni economici.
Esistono quindi, crisi di sottoproduzione e crisi di sovrapproduzione, di diversa intensità.
Per fare un esempio: ammettiamo che il raccolto di un'annata sia scarso, Gli agricoltori vedono ridotta la loro capacità di consumo, ridurranno di conseguenza l'acquisto di prodotti industriali, i quali perciò si troveranno in eccesso sul mercato; al rialzo nei prezzi delle derrate alimentari farà riscontro un ribasso in quelli dei prodotti delle industrie.
La crisi agricola avrà determinato una crisi industriale di carattere opposto.
Le cause di crisi, definite tecniche, possono essere infinite: il subitaneo mutamento nell' indirizzo dei consumi per effetto della moda o di altre circostanze; una guerra esterna che chiude improvvisamente determinati sbocchi al commercio, il mutarsi dell'indirizzo della produzione; l'apertura di una nuova grande via di comunicazione, che ne inutilizza un'altra, battuta precedentemente; un mutamento nella politica monetaria o nel sistema doganale.
Oggigiorno sono apparse ben altre che definiremo eufemisticamente, non etiche: le cattive ed insane speculazioni con gravi ed irreparabili perdite; questo ultimo è forse il caso più comune e più importante, la finanza canaglia, la accondiscendenza concussa, i comportamenti truffaldini di operatori designati al controllo ed in modo peculiarmente la ricerca incondizionata della immediata ricchezza che di certo ha attirato nell’ attualità l'attenzione degli economisti.
Nella vita economica, periodi di prosperità si alternano ad intervalli di tempo pressoché costanti, con periodi di depressione: la crisi scoppia quando la seconda fase succede bruscamente alla prima. Nel periodo di prosperità il mondo degli affari è preso da sovreccitazione: le nuove iniziative, anche arrischiate, trovano favore e si moltiplicano, giudicando con ottimismo la probabilità di successo; il credito imprudente le agevola; prezzi, salari, profitti crescono, a farli crescere di più interviene la speculazione: molti s'improvvisano uomini d'affari senza alcuna esperienza; la corsa al guadagno si fa sfrenata, il giuoco di borsa assume grandi proporzioni. Ora si comprende che, quando le cose si son messe per questa china pericolosa, quando si sono fatti forti investimenti di capitali in imprese il cui esito incomincia ad apparire dubbio, quando ingenti partite di merci rimangono invendute prodotte a costi troppo alti o il mercato non le ha assorbite, accade l’inevitabile: al primo urto tutto il fragile edificio crolla: la realtà delle cose, dimenticata e disconosciuta, prende spietatamente la sua rivincita sulle illusioni e sulla presunzione degli uomini.
Il timor panico, il senso di sfiducia subentra all' ottimismo: il credito si restringe, proprio nel momento in cui tutti coloro che vi hanno ricorso, ne avrebbero maggior bisogno: agli anticipi concessi segue la richiesta di rientro senza ammissione di dilazioni: commercianti, industriali, presi come in una morsa fra gli incassi che mancano e i debiti a cui devono far fronte, si dibattono senza trovare una via di uscita: in tali condizioni basta un primo fallimento perché ne seguano altri .
Con la crisi, il fuggi fuggi generale e poi un periodo di profonda depressione; i prezzi precipitano, l’urgente bisogno di capitali fa crescere il saggio dello sconto e quello dell' interesse: le nuove iniziative sono timide e rare, finché tutte le posizioni pericolanti non siano liquidate, non ritorni la fiducia e il rallentato ritmo delle attività economiche non riprenda lentamente e non prepari a poco a poco le condizioni di una crisi futura.
Potrebbe sembrare che tutto ciò non dovrebbe riguardare il volontariato, le onlus non hanno problemi di profitto, chi opera lo fa gratuitamente, ottengono contributi dal pubblico e dal privato quindi, come verrebbero coinvolte da una situazione sostanzialmente ininfluente?
Ma non è così.
Con la crisi tutti subiscono l’ aumento dei costi e delle spese, gli iscritti tendono ad economizzare anche su quello che dovrebbe essere il necessario alla vita associativa, i contributi del pubblico vengono, sarebbe auspicabile, razionalizzati a favore dei bisogni più essenziali, sempre più refrattari alla disponibilità quelli privati, anche tra i più facoltosi, crescono le richieste di sostegno economico le conseguenze possono essere tratte da chiunque senza ulteriori spiegazioni.
Sweet Heart pur avendo donato, per ricordare i trent’ anni della sua fondazione, attrezzature sanitarie al Burlo per oltre ottomila euro e rifiutato un consistente contributo per la capziosa formulazione delle condizioni d’ accesso, può dimostrare, ancora una volta, che con l’ oculatezza gestionale e “la paglia messa nel fienile” riposta negli anni permetterà al sodalizio di sostenersi per un lungo tempo ma, per quanto?
Misel Sloboden